Claudio Barbieri

Mi chiamo Claudio Barbieri.
Ho iniziato le elementari all’ ”Embriaco Fieschi” di Genova e lì ho conosciuto il mio maestro.
Per me era una forte emozione andare a scuola con tanti nuovi compagni ma in realtà ho capito in breve tempo che avevo la fortuna di avere un insegnante unico.
Sergio era un maestro innovativo rispetto agli altri, ci insegnava tante cose in maniera semplice, incuriosendoci e facendoci anche divertire.
Imparavamo le tabelline facendo le sfide tra di noi e in quarta e quinta classe ci aveva insegnato a fare il giornalino che per quei tempi era una cosa avveniristica.
Finite le elementari ci siamo lasciati ma dopo anni l’ho incontrato per caso a Genova.
Lui era andato in pensione a vivere con Elisabetta a Montenidoli ed abbiamo incominciato a frequentarci.
Sergio era carismatico ed esercitava su tutti un fascino particolare.
Siamo diventati grandi amici e l’ho capito ancora di più quando lo sono andato a trovare una delle ultime volte che l’ho visto.
Ricordo che gli avevo telefonato preannunciando la mia visita.
Lui mi rispose di andare alla domenica perché il sabato era a Roma a presentare il suo libro “Il lungo giorno del picchio”.
Andai quella domenica e mi accolse nel suo studio con il suo libro in mano e mi disse: “Questo è il mio libro e te lo voglio regalare”. Si sedette alla scrivania e mi scrisse nella prima pagina una dedica: “A Claudio, che ho conosciuto come allievo e nel corso degli anni ha saputo trasformarsi in un grande amico”.
Mi emozionai e non riuscii a proferire parola perché avevo un groppo alla gola. Lo abbracciai e mi > scesero sul viso delle lacrime sincere.
Claudio Barbieri