Leopoldo Genova

Mi chiamo Leopoldo Genova.
Eccoci qua a parlare ancora una volta di Sergio.
Sergio è stato tante cose, tante persone, tante vite, tante esperienze, ma sempre e solo tanto amore.
Tutto quello che ha toccato è stato amore.
Amore per la sua famiglia quando, bambino, faceva cose da bambino.
Amore per la Patria, quando da giovane ragazzo partigiano ha fatto cose da grandi, ha partecipato con fervore e abnegazione alla lotta per la libertà e la giustizia.
Amore per il suo lavoro di Maestro elementare, con il quale oltre a trasmettere gli insegnamenti dottrinali ha accompagnato con dolcezza, misurata per ognuno di loro, la crescita dei suoi alunni per cinque anni.
Amore poi per la Compagna della sua vita, Elisabetta, con la quale ha condiviso questo grande progetto di vita, di amore per la terra, per il lavoro dei campi, per gli animali e gli uomini, per la natura che con le sue fatiche e le sue stagioni da un senso al tutto.
Sergio è stato il mio Maestro elementare dal 1956 al 1961 alla scuola Embriaco Fieschi di Genova.
Erano gli anni del dopoguerra, della speranza … dopo tanto orrore.
I miei genitori erano più propensi a non parlare di quello che era successo … ma vicino a casa mia in Carignano c’erano ancora delle case crollate, le macerie … La speranza era però una sensazione forte che si respirava, era nell’aria.
Una nuova società fondata su fondamenti civici di libertà ed eguaglianza, di rispetto del prossimo, dell’accoglienza della solidarietà per i tuoi fratelli, i tuoi compagni. Questo ci insegnò il Maestro Sergio Muratori.
Il suo metodo di insegnamento consisteva nel dare spazio alla fantasia e alla libertà di noi bambini.
Quanti sono i ricordi delle cose che facevamo… ricordo le gite a Superga, il Museo Egizio di Torino e la corriera al ritorno a Genova rallegrata dalle canzoni di Santo.
Il nostro Giornalino di classe “il Grillo” dove ognuno di noi partecipava con articoli, disegni, racconti, vignette e anche cruciverba. E poi i laboratori di falegnameria con i miei compagni Claudio, Gianluigi e Giampiero, compagni di classe con i quali facevamo a gara per guadagnare la stella di Sceriffo! Premio che il Maestro concedeva ai meritevoli tutte le settimane!!
Ricordo la visita ad una tipografia dove lavorava il padre del mio compagno Elpidio che stampava un giornalino “il Monello” ne ricordo ancora l’odore delle rotative e dell’inchiostro!
E poi ancora le lezioni del maestro … una volta ci spiegò come si doveva piegare il giornale prima di montare sull’autobus, per poter leggere tutto l’articolo, durante il tragitto, senza disturbare gli altri passeggeri.
Lezioni di vita e di educazione civica, quella vera.
Ho un’immagine del Maestro, stampata nella memoria, che attraversa il cortile della Scuola, il passo sicuro, il sorriso sulle labbra, la sua giacca color cammello e io che lo guardavo con profonda ammirazione.
Il maestro era l’agricoltore. Già allora!
Egli prese le nostre anime e le segnò per sempre.
Con l’aratro delle sue parole incise dei solchi profondi e diritti.
Le nostre anime si allungavano come si allungava il solco, si amplificavano come si ampliava il campo arato e prendevano consapevolezza dell’infinito.
Le sue parole, i suoi sorrisi, la sua capacità di entrare nel profondo di ognuno di noi sono state il concime che ha arricchito la nostra vita.
L’ha resa poetica.
Ciao Grande Quercia
Il mio cuore è sempre lì con te
Leopoldo Genova